|
|
| La storia |
| Dal 1954 al servizio della comunità di Pontevico |
I
primi Passi dell'AVIS di Pontevico
- articolo del Prof. Dott. Cesare Caldonazzo, tratto dal volume
commemorativo di 30 anni dell'AVIS di Pontevico
Sono state dette e scritte tante cose a proposito della nobile
azione del donatore, il quale sotto il profilo umano , morale sociale,
è un benemerito cui guardare con ammirazione e dal cui esempio
di fraternità carità si dovrebbe attingere la forza
spirituale indispensabile alla vita difficile di tutti i giorni. Non
starò quindi a tessere l'elogio degli avisini; altri lo hanno
fatto, lo fanno e lo faranno assai meglio di me. Mi preme invece ricordare
i primi anni di vita dell'Associazione in Pontevico, le prime donazioni,
le prime attività di coloro che a ragione oggi possono essere
ricordati come i fondatori della attuale vivissima Sezione.
Nel 1950, o forse nel 1949, si apriva , presso il locale Ospedale
Civile, il reparto di Chirurgia Generale, che si affiancava a quelli
già esistenti e funzionanti di Medicina e Maternità.
Provvisto di una moderna (per quei tempi) sala operatoria, di strumenti
nuovissimi, di attrezzature adeguate, il nuovo reparto incominciò
a funzionare bene sotto la direzione del Primario Dott. Costantino
Petroboni.
Il Sottoscritto, appena laureato, veniva assunto come Assistente e
fra le altre mansioni, gli veniva affidato il compito di mettere assieme
un gruppo di volenterosi pronti a offrire il proprio sangue nei momenti
in cui la trasfusione era necessaria.
Furono subito numerosi i giovani pontevichesi e dei paesi vicini (Alfianello,
Seniga, Verolavecchia) che risposero all'invito , comprendendo l'importanza
e l'alto valore umanitario che rivestiva quanto veniva loro richiesto.
Mi piace ricordare che in un cassetto della scrivania del Primario,
furono sistemate le schede fornite da Brescia, sulle quali erano annotate
le generalità del donatore , assieme alla sua fotografia, il
gruppo sanguigno di appartenenza, le donazioni che lo stesso andava
mano a mano offrendo. Non so se queste schede esistono ancora: le
ricordo di colori diverdi per distinguere il gruppo sanguigno del
donatore; ad esse ricorreva il sottoscritto quando il primario poneva
l'indicazione a un prelievo, e presto furono da me quasi imparate
a memoria, perché il ricorso ad esse si faceva sempre più
frequente, con il crescere dell'attività del reparto chirurgico
e, con essa, della necessità delle trasfusioni. Mi piacerebbe
sapere se in qualche armadio della Sezione si trovano ancora: sono
un "cimelio" da mostrare alle nuove leve di donatori che
così numerosi hanno poi seguito le "orme" dei primi.
Mi piace anche ricordare, come ricorderanno gli avisini di allora,
il modo con cui si procedeva: il chiamato era sempre puntuale, si
coricava sul lettino in ambulatorio e il sottoscritto, munito di un
enorme siringa da 300 cc., già contenente la soluzione anticoagulante,
provvedeva al prelievo. Poi, subito, passava nella sala di degenza,
dove stava colui al quale il sangue era destinato e, lentamente dalla
stessa siringa, glielo iniettava. Così direttamente dal donatore
al ricevente, con una immediatezza che se da un lato toglieva l'anonimato
della donazione, dall'altro le conferiva un calore umano del tutto
particolare. Poi il donatore passava nella cucina dell'Ospedale dove
suor Ernesta, se ben ricordo il nome, era sempre prodiga di brodo
caldo, pane bistecche e vino.
Ricordo le prime manifestazioni pubbliche cui la Sezione, non ancora
ufficialmente tale, partecipava, gagliardetto in testa, portato dall'Alfiere
in guanti bianchi di filo prestati da suor Lanfranca (gli stessi usati
dal Chirurgo in sala operatoria).
Ricordo tanti nomi, non tutti purtroppo, e me ne scuso; ma come non
nominare Ottorino Ghisani, Ultimo Girelli, Mario Dalai, Francesco
Scalvenzi, I fratelli Bricchi, Raffaele Tosini, Alberto Baronio, Giuseppe
Marangoni e, ripeto, tanti altri, di cui purtroppo non riesco a ricordare
il nome e ancora una volta me ne scuso. Tutti generosi, tutti pronti
alle chiamate, tutti in nobile gara tra loro per superarsi nell'impegno
e nelle donazioni, nell'aiutare il sottoscritto sul piano organizzativo,
nel tenersi vicini e uniti con uno "spirito di corpo" davvero
encomiabile. Nel 1953 succede al Dott. Petroboni, nel primariato della
Chirurgia, il Dott. Tullio Corazzina. Il nuovo direttore porta rinnovato
impulso e vigore al fiorire delle attività trasfusionali così
che l'anno successivo la sezione è pronta per la nascita ufficiale.
Prof. Dott. Cesare Caldonazzo |
|