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da:Liberazione
3 gennaio 2001
Per quanto è dato di sapere dai resoconti dei mass media, sembra
che l’unico modo per fronteggiare l’attuale fase di crescita dei prezzi
del greggio sia un incremento dell’offerta. Alcuni, senza dirlo esplicitamente,
hanno pensato ad un rilancio del nucleare (se non ora, quando?). Altri
riproponendo esplicitamente le energie rinnovabili. A questo coro si è
ultimamente unita la voce possente del premio Nobel Carlo Rubbia, che ha
proposto di puntare sul solare costruendo in Sicilia un enorme collettore
fotovoltaico di 50 chilometri quadrati. A nessuno, per quanto è
dato di sapere è venuto in mente che per ridurre i prezzi del greggio
si può percorrere un’altra strada: la riduzione della domanda di
energia. Forse perché si pensa che questo obbiettivo possa essere
perseguito soltanto riducendo i consumi finali con una politica di austerity
che comprometterebbe la ripresa economica in atto. Quale economista potrebbe
concepire un’eresia di questo genere, che va a intaccare uno dei dogmi
fondanti della sua “scienza”: la crescita del prodotto interno lordo? Quale
politico potrebbe pensare seriamente alla sua carriera proponendo ai suoi
elettori una riduzione del loro benessere? Preoccupazioni sacrosante e
rispettabilissime, che tuttavia non sussisterebbero se si pensasse che
una riduzione della domanda di energia può avvenire, e in misura
ben maggiore di quanto si possa ottenere comprimendo i consumi finali,
promuovendo uno sviluppo tecnologico che accresca l’efficienza dei processi
di trasformazione energetica, in modo da ottenere gli stessi servizi finali
consumando meno energia alla fonte. Il 10 per cento del greggio importato
dal nostro paese viene bruciato nelle raffinerie per produrre il calore
necessario ai processi di cracking da cui si ottengono i combustibili.
Se a ogni raffineria venisse abbinata una centrale termoelettrica che utilizzi
per produrre energia elettrica il petrolio attualmente utilizzato per raffinare
il petrolio, utilizzando per la raffinazione del petrolio il calore di
scarto, i consumi globali di greggio si ridurrebbero circa del 10 per cento
senza nessuna diminuzione del benessere delle famiglie. Risparmi molto
significativi si possono ottenere anche nel riscaldamento degli ambienti,
che assorbe circa un terzo dei consumi globali di energia. Una buona coibentazione
può ridurre il fabbisogno di calore fino al 30 per cento senza diminuire
il comfort termico. Riduzioni altrettanto importanti dei consumi alla fonte
si possono ottenere con lampade ed elettrodomestici ad alta efficienza;
trasformando in cogenerazione tutti gli impianti che producono calore tecnologico
nelle industrie e negli ospedali, accrescendo l’efficienza delle centrali
termoelettriche, incentivando le industrie automobilistiche a produrre
automobili che consumino la metà, come ha dimostrato Greenpeace.
Una voce a parte in questo elenco, che potrebbe continuare a lungo, è
dato dalla cura e dalla gestione dei boschi perché, oltre a fornire
una biomassa da utilizzare energeticamente, consentirebbe anche di ridurre
il pericolo di veder trasformare ogni temporale un po’ più intenso
o prolungato in una inondazione. Dal punto di vista economico la crescita
dell’efficienza energetica offre due vantaggi in più rispetto alle
fonti cosiddette alternative. In primo luogo paga i suoi costi, perché
riducendo i consumi a parità di benessere, riduce le spese di combustibile
e consente di utilizzare i risparmi come quote di ammortamento dell’investimento
nelle tecnologie che l’accrescono. Con opportuni contratti, già
sperimentati e raccomandati vanamente dall’Unione Europea, l’utente finale
può non spendere nulla, impegnandosi soltanto a versare all’installatore,
per un numero di anni prefissato, i risparmi economici conseguenti ai risparmi
energetici fino all’estinzione del debito (il così detto finanziamento
tramite terzi). In termini macroeconomici l’operazione consiste nel trasferimento
di una quota della spesa per la bolletta petrolifera in stipendi e salari
nei settori che producono, installano e gestiscono le tecnologie che accrescono
l’efficienza energetica. In secondo luogo il rendimento degli investimenti
in termini di energia risparmiata è molto più interessante
rispetto al rendimento degli investimenti nelle fonti alternative in termini
di energia prodotta. Analoghi sono i vantaggi dal punto di vista ambientale.
Mentre ogni chilowattora risparmiato grazie ad una maggiore efficienza
comporta una riduzione secca dell’inquinamento, ogni chilowattora prodotto
con fonti alternative genera uno specifico impatto ambientale. Tra la costruzione
di una nuova centrale idroelettrica per rispondere a un aumento della domanda
di energia con un aumento dell’offerta, e la sostituzione delle lampade
a incandescenza con lampade ad alta efficienza per diminuire la domanda,
la prima soluzione costa di più e sconvolge l’ecosistema di un bacino
fluviale, la seconda costa di meno e riduce l’impatto ambientale. L’ipotizzata
centrale fotovoltaica di Rubbia se da una parte riduce le emissioni di
C02, dall’altra, ricoprendo una superficie così vasta di materiale
inorganico, riduce la fotosintesi clorofilliana effettuata dalla vegetazione
che attualmente la ricopre, riducendo la capacità complessiva dell’ecosistema
terrestre di assorbire la C02. Ammesso e non concesso che il rapporto tra
l’investimento e il rendimento in chilowattora prodotti non sia inferiore
a quello necessario a ottenere una pari riduzione di chilowattora attraverso
una crescita dell’efficienza, il danno ambientale sarebbe comunque superiore.
L’aumento dei prezzi del petrolio è una iattura soltanto se si continua
a pensare che l’unico modo di rispondere a una crescita della domanda di
energia sia un aumento analogo dell’offerta. Può invece costituire
una grande opportunità di crescita economica, produttiva e occupazionale,
perché riducendo i tempi di rientro degli investimenti nelle tecnologie
che accrescono l’efficienza energetica può rilanciare questo settore
facendogli assumere il ruolo trainante di una nuova fase di sviluppo. Purché
si esca da luoghi comuni, pigrizie mentali e schematismi ideologici su
un problema che, per la sua drammaticità, richiede il massimo di
concretezza e contemporaneamente di fantasia progettuale.