"La scienza aiuta a costruire una nuova India", annunciava una pubblicità della Union Carbide, il gigante della chimica americana, diffusa nel 1961 su molte riviste. Nella pagina pubblicitaria il futuro degli indiani era rappresentato da un imponente complesso chimico che, illuminato dalla luce dorata del sole, si presentava come il sogno industriale che avrebbe prodotto ricchezza per tutti. I beneficiari di questo miracolo della scienza e della tecnica erano rappresentati da due contadine e un contadino, tutti e tre con la pelle scura, che guardavano con occhi sognanti e fiduciosi il futuro "dorato" che la Union Carbide stava offrendo loro. Ma quella promessa si trasformò in un incubo.

La notte tra il 2-3 dicembre del 1984, più di 40 tonnellate di metil isocianato, idrogeno cyanyde e altri gas mortali cominciarono a fuoriuscire da un impianto per la produzione di pesticidi di proprietà della Union Carbide nella località di Bhopal. 

La nuvola di gas tossici prese la popolazione nel sonno. Non ci furono allarmi se non le urla degli abitanti che tentavano di fuggire, come raccontò un testimone. La perdità dei gas non poté essere bloccata perché la progettazione e la realizzazione dell'impianto e dei sistemi di sicurezza erano sin dall'inizio inadeguati per un complesso chimico di quelle dimensioni. Come risultò poi dai documenti della Union Carbide, erano in molti ad esserne a conoscenza. E non fu fatto nulla per prevenire la strage, perché nella logica delle compagnie transnazionali gli uomini, le donne, i bambini, soprattutto nei paesi definiti "in via di sviluppo", sono considerati una risorsa rinnovabile e quindi "expendable", spendibile. 

Il bilancio della catastrofe fu terribile: seimila morti nella prima settimana, più di 500.000 uomini, donne e bambini contaminati dai gas velenosi. Nell'arco di 13 anni i morti sono diventati 16.000 e gli invalidi senza possibilità di recupero sono tra i 50/7O mila. 

Centinaia di migliaia di scampati continuano a soffrire di disturbi multisistemici causati dall'esposizione ai gas tossici. La ricerca di cure specifiche per i sopravvissuti è stata impedita dal fatto che la Union Carbide ha mantenuto segrete tutte le informazioni mediche e cliniche in suo possesso e da parte sua il governo indiano ha abbandonato qualunque ulteriore ricerca. 

La Union Carbide inizialmente si era assunta la "responsabilità morale" della strage di Bhopal ma in seguito negò qualsiasi altro tipo di responsabilità. Il governo indiano chiese un risarcimento di tremila milioni di dollari. La Union Carbide assunse i migliori studi legali del settore con una spesa di oltre 50 milioni di dollari al fine di contrastare le richieste del governo indiano. Fu raggiunta una transazione in base alla quale la Union Carbide si impegnava a pagare 470 milioni di dollari per compensare i parenti delle vittime e i sopravvissuti. Questa transazione è costata alla Union Carbide solamente 43 cents per ogni azione sul mercato, praticamente nulla. Successivamente, la Union Carbide fece una donazione di 20 milioni di dollari ad un ospedale di Bhopal. Ancora briciole. 

I termini dell'accordo raggiunto dagli avvocati delle due parti prevedeva che in cambio del versamento della cifra concordata il governo indiano si impegnasse a proteggere la Union Carbide contro chiunque avesse intentato nuove cause nei suoi confronti. Il giorno in cui venne annunciato il raggiungimento dell'accordo le azioni della Union Carbide a Wall Street guadagnarono due dollari. Gli investitori istituzionali sulle borse mondiali avevano capito il messaggio: le fortune e il potere della Union Carbide erano e sono praticamente intoccabili.

Dei 470 milioni di dollari versati dalla Union Carbide, pagate le parcelle degli avvocati che avevano lavorato per il governo indiano, e le tangenti ai funzionari corrotti, le vittime del massacro hanno avuto un obolo di 3OO dollari, una cifra che nella maggior parte dei casi non ha coperto neanche le spese mediche. 

Il governo - sostengono le organizzazioni ambientaliste e dei sopravvissuti - è stato poi totalmente assente in tutta la fase di riabilitazione economica, sociale e ambientale. I dirigenti e le agenzie principalmente responsabili di questo genocidio industriale continuano a sfuggire alla giustizia mentre il governo indiano non riesce ad ottenere l'estradizione dei dirigenti della Union Carbide accusati di strage. 

La situazione medico-sanitaria a Bhopal - ha reso noto "The Other Media", l'organizzazione di New Delhi ( Email: deena@tom.unv.ernet.in) che da anni lavora con le vittime di Bhopal - continua ad essere disastrosa così come lo è stata nei 13 anni passati. Secondo le ultime ricerche effettuate dall'ICMR, Il Consiglio Indiano delle Ricerche Mediche, circa un quarto della popolazione che è stata colpita dai gas velenosi è malata in forma cronica con disturbi respiratori, gastro-intestinali, riproduttivi, muscolari e ossei, neurologici. L'opacità della cornea in età giovanile e la cataratta sono malattie comuni tra il mezzo milione di individui che sono stati esposti alle nubi tossiche. 

L'esposizione ai gas ha inoltre reso le popolazioni vulnerabili alle infezioni secondarie; secondo l'ICMR l'incidenza della tubercolosi nelle popolazioni colpite è tre volte più alta del livello nazionale per le popolazioni urbane. Negli studi iniziali dell'ICMR erano state riscontrate aberrazioni dei cromosomi in misura insolitamente ampia nelle persone colpite. Nuovi controlli effettuati oggi sulle stesse persone indicano che malformazioni congenite colpiranno le generazioni future dei sopravvissuti. 

Il Methyl isocianato (MIC) brucia (nel senso che corrode chimicamente ) quando viene combinato con l'acqua - per esempio l'acqua negli occhi di una persona o nella gola o nei polmoni. Migliaia di sopravvissuti sono cechi, o hanno avuto i polmoni danneggiati in maniera tale da non poter più lavorare; in molti casi, la respirazione è così limitata che non consente loro di camminare. 

La Union Carbide rese noto inizialmente che i danni prodotti dal MIC sarebbero divenuti visibili immediatamente dopo l'esposizione ai gas e che non ci sarebbero state conseguenze di lungo termine. Ma questo si è rivelato falso. La Commissione Medica Internazionale su Bhopal ha pubblicato l'anno passato una ricerca durata diversi anni sugli abitanti dell'area della strage dalla quale emerge che molte persone che sembravano non essere state colpite dai gas mostrano oggi segni evidenti che il loro organismo è stato danneggiato. 

Per esempio gente che non aveva mai fumato presenta un tipo di enfisema che deriva dal semplice fatto di aver respirato i gas della Union Carbide la notte della strage. Un altro gruppo preso in esame presenta disturbi al sistema nervoso centrale. Con il passare del tempo i danni provocati dai gas diventano sempre più terribili e numerosi.

Nel dicembre del 1987 lo "India's Central Bureau of Investigation", l'equivalente della FBI americana, presentò la documentazione per sostenere l'accusa di omicidio colposo, contro dieci dirigenti della Union Carbide incluso il vice presidente Warren Anderson.

Ma Warren Anderson che vive oggi a Vero Beach, Florida, e con lui tutti gli altri dirigenti della Union Carbide, hanno continuato a farsi beffe dei tribunali indiani, dove, in caso di condanna dovrebbero scontare sentenze da 3 anni al carcere a vita. La potente società transnazionale è riuscita sino ad oggi ad evitare la richiesta di estradizione per i suoi dirigenti che per la legge indiana sono oggi latitanti e quindi ricercati.

"Il governo indiano - ha scritto Rachel Clark - non è mai stato veramente aggressivo per non apparire poco amichevole nei confronti dell'industria chimica mondiale. La Union Carbide è diventata ancora più redditizia dopo il disastro. Il suo presidente Robert D. Kennedy nel 1994 ha dichiarato che la Carbide era "la beniamina di Wall Street".

Il futuro con molta probabilità ci porterà altre Bhopal perché le condizioni che hanno provocato questo disastro sono di fatto connesse a comportamenti abituali dei grandi trust internazionali. Questo è vero in molti paesi dove le stragi sono non solo previste ma pianificate. E sufficiente pensare al commercio del sangue infetto in Francia e non solo in Francia, alle camere iperbariche di Milano, al disastro di Seveso, a quello della Farmaplant o all'industria clandestina e miliardaria dei rifiuti tossici. 

In Italia, in passato, uomini come Giulio Maccacaro e Franco Basaglia, hanno fatto molto per difendere la salute dei cittadini, in particolar modo dei più deboli e più esposti alla violenza e ai soprusi, come ricorda *Giampiero Borella* che con Maccacaro aveva lavorato. L'eredità che ci hanno lasciato è molto grande e uomini come Luigi Mara, Marcello Palagi e Gianni Tognoni, solo per citarne alcuni, continuano, tra mille difficoltà, a lavorare per denunciare e prevenire tutte le Bhopal di casa nostra. 

L'americano Charles Bowden ha scritto sull'autorevole "Harper's Magazine", descrivendo Juarez, Messico e non Bhopal, che "Il futuro è basato sui ricchi che diventano più ricchi, i poveri più poveri, e una crescita industriale che produce povertà più rapidamente di quanto distribuisca ricchezza." Storie come quella di Bhopal annunciano che questo è il futuro promesso dal "libero commercio" nel mondo. 

La Union Carbide ha chiuso i suoi impianti di Bhopal, rifiutandosi di decontaminare l'acqua e il suolo pesantemente inquinato dai residui altamente tossici delle sue lavorazioni mortali. A Bhopal restano i morti, i sopravvissuti e tutti quelli che hanno inutilmente creduto e sperato di poter trasformare la propria vita.


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