L'alimentazione carnivora ha provocato ogni sorta di scempio. Danni
irreparabili all'ambiente, distruzione di ecosistemi millenari, estinzione
di animali, sfruttamento dei lavoratori, eccessi moralmente e socialmente
scandalosi che significano privazione per altri uomini ed altri esseri
viventi.
La storia della "civiltà umana" è contraddistinta da
una continua sequela di guerre, scatenate inizialmente dal più elementare
bisogno alimentare, per passare poi alla più abominevole sete di
potere e alla semplice e grossolana avidità. Se le popolazioni indoeuropee
con le loro inarrestabili migrazioni hanno invaso l'Europa e parte dell'Asia,
diffondendo ovunque il consumo della carne - inizialmente limitato
al solo consumo rituale - e la considerazione del bestiame come vero
e proprio capitale, la diffusione della pratica carnivora ha contribuito
pesantemente a scatenare ogni sorta di conflitto, dalla piccola razzia
di animali tra tribù, alla guerra di espansione per procurarsi nuovi
pascoli per il bestiame.
Tra queste ultime rientrano la scoperta dell'America e l'abominevole
genocidio degli indiani autoctoni, condotto con la guerra e soprattutto
con lo sterminio pianificato ed efficientissimo del bufalo, principale
fonte di sostentamento dei pellerossa. Qual è il legame tra i due
capitali fatti storici, che hanno mutato le sorti del mondo, e il consumo
di carne? Un'alimentazione fortemente carnivora tra le popolazioni europee,
richiedeva grandi quantità di spezie per conservare la carne macellata
e per mascherare gli effetti della putrefazione, per questo le vie orientali
delle spezie erano tanto battute e per questo nel corso del Quattrocento,
a seguito dell'innalzamento dei prezzi delle spezie e dei conflitti con
i turchi, le monarchie occidentali sovvenzionarono i viaggi degli avventurieri
alla ricerca di nuove vie verso l'Oriente.
Tra questi, il viaggio più clamoroso e più ricco di conseguenze,
è stato certamente la traversata dell'Atlantico condotta da Cristoforo
Colombo, sbarcato sulle coste del nuovo continente convinto di aver raggiunto
le mitiche indie. Qui, la presenza della corona spagnola ha dato vita ad
un nuovo eccidio vergognoso che dovrebbe pesare ancora sulla coscienza
di tutti noi e sulle istituzioni che rappresentano la continuità
con gli stessi poteri, ossia la corona spagnola e la Chiesa, quella santissima
chiesa che per voce del "pio" Alessandro VI permise un simile scempio con
vari documenti ufficiali, tra cui la bolla Inter Coetera , per la quale,
secondo il diritto ecclesiastico allora vigente, tutto il pianeta apparteneva
al Cristo e conseguentemente al suo vicario, il papa, il quale così
poteva concederla in usufrutto ai sovrani di religione cattolica; una terra
non posseduta da un sovrano cattolico veniva considerata "senza proprietario",
anche se essa era rivendicata da un proprietario non-cattolico.
Oltre alla decimazione degli indigeni, all'importazione di malattie
letali e all'imposizione con la spada della cultura cristiana, i nuovi
arrivati portarono con sé i bovini spagnoli e impiantarono numerosi
allevamenti, che proliferarono grazie alla vegetazione lussureggiante e
alle condizioni ambientali ideali.
Il secondo punto, collegato al primo, vede lo sterminio degli indiani
d'America condotto dagli eredi dei colonizzatori e dai nuovi arrivati europei,
che si spostarono ad ovest anche per trasformare quelle immense terre abitate
solo da bufali e indiani, in una sterminato pascolo per i loro bovini,
da rivendere nel mercato statunitense e per esportare in Europa sotto forma
di carne secca, pellame o, con l'avvento delle prime navi frigorifere,
già attive dagli anni '60 dell'Ottocento, come carne per i consumatori
europei, specie inglesi, per i quali non bastavano più le vaste
brughiere irlandesi. Ecco quindi che il bufalo viene sterminato in una
manciata d'anni e con lui la splendida cultura e gente indiana.
Durante una seduta del parlamento texano, il generale Philips Sheridan
affermò questa frase sconvolgente: Questi uomini (i cacciatori di
bisonti)...per risolvere la tormentata questione degli indiani hanno fatto
più di quanto sia riuscito a fare l'intero esercito negli ultimi
trent'anni. Stanno distruggendo i viveri degli indiani; ed è un
fatto noto che un esercito che perda la propria base di forniture è
in condizioni di grave svantaggio. Dunque, non riconoscete loro nulla,
se lo desiderate; ma, se ambite a una pace duratura, lasciate che uccidano,
scuoino e vendano finché il bisonte sarà sterminato. Solo
allora le vostre praterie potranno essere popolate di vacche e di esultanti
cowboy, che seguiranno i cacciatori come seconda avanguardia di una civiltà
più avanzata.
L'arroganza di questa dichiarazione rende bene l'idea di quale fosse
il ruolo dell'alimentazione carnivora degli europei e dei nuovi americani,
nel genocidio degli Indiani, nell'estinzione del bufalo e nell'"ecocidio"
del nuovo continente. L'ecocidio è stato completato dalla consuetudine,
indotta dai gusti europei, di ingrassare i bovini con i cereali, in modo
che la carne fosse venata di grasso. Così cominciò anche
l'accaparramento delle terre per la produzione di cereali per alimentazione
bovina: gli stessi cereali che potrebbero sfamare miliardi di abitanti
del nostro pianeta.
Jeremy Rifkin si concentra poi sulla nascita delle prime fabbriche-mattatoi
negli Stati Uniti, le prime catene di montaggio della storia, nelle quali
i lavoratori erano costretti a squartare le carcasse dei bovini a ritmi
assurdi, tra l'odore fetido della morte, il sangue e gli urli strazianti
degli animali. I lavoratori dei mattatoi erano costretti ad una vita alienante
e moralmente avvilente, oltre che fisicamente insostenibile. Turni di lavoro
interminabili, in un ambiente infernale, privo di luce e di aria, maneggiando
coltellacci affilatissimi al ritmo inumano della catena (Ford si ispirò
alle catene di montaggio dei mattatoi per la sua industria automobilistica),
senza tutele sanitarie e con salari che permettevano a malapena la sopravvivenza.
I lavoratori si ferivano spesso con i coltelli utilizzati per tagliare
la carne e si infettavano delle malattie trasmesse dai bovini. La carne
non era soggetta a controlli sanitari soddisfacenti e spesso venivano mescolati
e tritati, insieme alla carne dei bovini, gli sputi dei lavoratori malati
di tubercolosi e i topi che banchettavano sulle carcasse, nonché
pezzi di bovini malati. Stiamo parlando dei primi decenni del '900.
I lavoratori dei mattatoi tentarono di associarsi in sindacati, ma
questi venivano ostacolati dagli allevatori e dalle aziende legate all'industria
della carne, che intanto costruivano imperi finanziari che sopravvivono
e prosperano tuttora. Non solo: gli scioperi erano assolutamente inefficaci,
perché le aziende ricorrevano a "crumiri" immigrati dell'America
Latina e dell'Asia, disposti a tutto per un tozzo di pane.
Tutto questo mentre si lanciavano delle efficacissime campagne pubblicitarie
e "informative", con la connivenza dei governi e delle istituzioni scientifiche
e di controllo, per convincere la gente a mangiare carne bovina ingrassata
a cereali.
Da allora le condizioni igieniche della carne americana, non sono affatto
migliorate. Gli enti federali preposti ai controlli veterinari sulle condizioni
delle carcasse animali, sono stati ridotti ai minimi termini, grazie all'enorme
potere del "cartello della carne": nei mattatoi si continuano a impacchettare
per l'alimentazione umana, animali malati o giunti morti al mattatoio.
La parola d'ordine nei mattatoi, infatti, è : "non fermare la catena
di montaggio", ossia non fermare i guadagni. Sulla pelle della gente. E
i lavoratori dei mattatoi, ancora in prevalenza immigrati, continuano ad
essere la categoria maggiormente soggetta a incidenti sul lavoro e a malattie
"professionali".
Passiamo infine ad uno degli aspetti più assurdi e inaccettabili
connessi all'alimentazione carnivora: l'impatto sull'ambiente e sulle popolazioni
dei paesi in via di sviluppo. Lasciamo la parola allo stesso Jeremy Rifkin:
"Dal 1960, più del 25% delle foreste dell'America centrale è
stato abbattuto, per fare posto a pascoli per mandrie di bovini[...] Mentre
i consumatori americani risparmiavano, in media, quasi un quarto di dollaro
per ogni hamburger prodotto con carne importata dal Centroamerica, in quella
regione il costo per l'ambiente era elevatissimo e il danno irreversibile[...]
" La creazione di un vasto complesso bovino centro-americano ha arricchito
una ristretta elite e impoverito la maggioranza dei piccoli agricoltori,
diffondendo disagio sociale e dissenso politico; più della metà
delle famiglie rurali del Centroamerica - 35 milioni di persone - non possiede
terra, o non ne possiede a sufficienza per il proprio sostentamento, mentre
l'aristocrazia terriera e le società multinazionali continuano ad
appropriarsi di ogni ettaro disponibile, trasformandolo in pascolo[...]
" Il processo di deforestazione, concentrazione della proprietà
terriera e dislocazione delle popolazioni rurali locali che ha interessato
tutta l'America Latina, aveva lo scopo di trasformare un intero continente
in un pascolo al servizio della dieta carnea dei ricchi latinoamericani,
europei, americani e giapponesi[...]
" Fra il 1966 e il 1983, quasi 100.000 chilometri quadrati di foresta
amazzonica sono stati abbattuti in nome dello sviluppo economico. Il 38%
della distruzione di foresta pluviale in quel periodo è attribuibile
alla creazione di allevamenti bovini su larga scala. Oggi, nelle aree un
tempo coperte dalla foresta amazzonica, pascolano milioni di capi di bestiame.
Ma quella terra non è affatto adatta al pascolo: nell'ecosistema
tropicale lo stato superficiale del suolo è estremamente sottile
e fragile, e contiene scarso nutrimento. Dopo solo pochi anni di pascolo
- in genere da tre a cinque - il suolo diventa sterile e gli allevatori
devono abbattere un'altra sezione di foresta per spostarvi le mandrie"
(affinché torni di nuovo fertile possono passare dai 200 ai 1000
anni!).
Da notare che gran parte dei farmaci e dei medicamenti che utilizziamo
tutti noi, vengono prelevati dalle numerosissime e preziosissime piante
della foresta amazzonica.
"Ciascuno di noi - afferma Rifkin - è in qualche misura, responsabile
della perdita della foresta pluviale primordiale. Per esempio si stima
che ogni hamburger ricavato da carni provenienti dal Centro e Sud America,
comporti la distruzione di circa 75 chilogrammi di forme viventi".
Tutto ciò ha anche un'altra conseguenza: la desertificazione,
uno dei più gravi problemi attuali del nostro pianeta, che assume
proporzioni enormi proprio in America e in Africa. Oggi più del
50% della superficie dell'Africa orientale è riservata al pascolo,
quando l'uso dell'acqua e delle terre fertili per produrre cereali destinati
agli uomini sarebbe la cosa più intelligente da fare. Eppure gli
organismi internazionali, compresa la FAO, continuano a indirizzare l'Africa
in questo senso e ad elargire fondi per incentivare l'allevamento. In questo
modo l'Africa diventa una terra sempre più arida.
"Ogni anno nel mondo fra 40 e 60 milioni di persone muoiono di fame
o di patologie legate alla malnutrizione. Il pedaggio più severo
viene pagato dai bambini. La malnutrizione affligge quasi il 40% dei bambini
nati nei paesi in via di sviluppo[...]
" Mentre milioni di adolescenti americani combattono contro il peso
in eccesso, spendendo tempo, denaro ed energie emotive allo scopo di dimagrire,
i bambini di altri paesi non possono crescere, minati nel corpo da un lento
deperimento e da malattie parassitiche e opportunistiche, impediti nello
sviluppo cerebrale dall'insufficienza di nutrimento"[...]
"E' stata proprio la decisione di sfruttare la terra allo scopo di
creare una catena alimentare artificiale - la più iniqua della storia
- a gettare nella più nera miseria centinaia di milioni di persone
sparse ai quattro angoli del globo"[...]
Oggi il 70% dei cereali prodotti negli USA viene utilizzato per l'alimentazione
animale. Sfortunatamente i bovini non sono "convertitori efficaci di energia":
un bovino produce meno di 50 kg di proteine consumando più di 790
kg di proteine vegetali. Se questi fossero destinati direttamente all'alimentazione
umana procurerebbero una ciotola di cibo per ogni essere umano per un anno
intero. Invece vengono usati per assicurare carne ai più ricchi
del pianeta che, come l'americano medio, consumano quotidianamente "il
doppio delle proteine raccomandate dalla FAO: molto più di quanto
il corpo possa assorbire" e per questo si ammalano. Chi muore di fame e
chi muore per le patologie del benessere.
Non solo: l'allevamento degli animali e la loro macellazione provocano
danni ambientali incalcolabili, a causa dell'uso di pesticidi, concimi
chimici e processo di lavorazione.
"Oggi milioni di americani, europei e giapponesi consumano hamburger,
arrosti e bistecche in quantità incalcolabili, ignari dell'effetto
che le loro abitudini alimentari hanno sulla biosfera e sulla sopravvivenza
della vita nel pianeta. Ogni chilogrammo di carne bovina è prodotto
a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di una campo isterilito,
di un fiume disseccato, del rilascio nell'atmosfera di milioni di tonnellate
di anidride carbonica, monossido d'azoto e metano".
Chiunque mangi carne ha il suo ruolo in tutto questo. Rifkin auspica,
ed io con lui, che l'essere umano prenda coscienza dell'effetto delle sue
azioni sul pianeta, soprattutto che sviluppi quella coscienza ecologica
che è alla base di ogni comportamento sano ed equo. Un giorno qualcuno
parlerà di noi come dei pazzi sanguinari, dei barbari senza pietà.
Ricordiamoci che la vita sulla terra non si esaurisce con noi e che lo
sviluppo della cultura e della coscienza non si limita alle nostre acquisizioni
e convinzioni.